POLITIKO | Il partito italiano







08 aprile 2012
Quel dirupo truffaldino in fondo alla strada rimane nascosto e la velocità di crociera ormai descrive un andare da pilota automatico. Ma quel dirupo sogghigna, attendendo il nuovo ospite che assaggerà il salto.  E lo schianto.
Non è un articolo di cronaca nera e nemmeno l'inizio di un banale thriller. Strano (forse), ma è una possibile immagine del momento storico in cui i partiti italiani si muovono: quella della dissoluzione. Del salto, appunto, in un vuoto che li attende, con la frase "the end" marcata nella verde distesa sotto il terreno improvvisamente mancante.
L'argomento "partito politico italiano: perché si, perché no" ha sempre interessato il dibattito dello stivale, tra le spinte di antipolitica e le ancorate convinzioni dello status-quo; ma oggi i partiti stanno cadendo uno ad uno non per desiderio di rinnovamento o per una vera nuova forza rivoluzionaria del modo stesso di fare politica e associarsi, ma per la grande tradizione italiana di fare del pubblico il proprio giardino, ovviamente dorato. 
I partiti stanno morendo sotto i colpi dei soldi pubblici trasformati in privati, dagli interessi e dagli investimenti che relegano al secondo piano il fare nel pubblico. Non esiste credibilità per centri di potere e di denaro dove si sprecano parole e si preannunciano mesi di lotta per portare l'Italia in acque sicure, per poi osservare i Lusi e i Belsito utilizzare le risorse dei partiti ( e quindi dell'Italia) per soddisfare i bisogni di qualcuno, che banalmente mostra pubblicamente la propria incredulità al "j'accuse.
Il vero inganno è pensare al "partito" come il male dell'Italia, come ciò che trasforma il positivo in negativo: non credo nel contenitore sbagliato. Purtroppo. Purtroppo perché la differenza è fatta dalle persone: e queste non si creano a tavolino, non si cambiano con delle leggi, si possono forse formare e costruire nel tempo. Forse devono solo esistere.
Questo il vero ostacolo dell'Italia, non lo spread che riempie le pagine dei giornali da un anno.

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POLITIKO | Addii


12 novembre 2011
Speriamo che l’araba fenice sia solo una leggenda. O almeno che non sia applicabile a queste latitudini. Mentre osserviamo la fine dell’era berlusconiana, ricordiamoci di guardare attorno, assicurandoci che non rifaccia capolino, a sorpresa: il buon vecchio Trap sa bene che il gatto è bene metterlo prima nel sacco e poi esultare.
Lo stivale ha il tacco praticamente spezzato e abbiamo avuto un calzolaio, in combutta con i suoi garzoni, che fino a pochi mesi fa negava la crisi,  preoccupandosi più di scovare comunisti che antidoti efficaci.  Niente di diverso dal  modus operandi del governo Berlusconi (non dico ultimo per i motivi detti inizialmente) che esordiva nell’ormai lontano 2008, forte della più grande maggioranza e coesione delle ultime legislature: col senno di poi, un ottimo motivo per smascherare le false promesse che accompagnano la sua discesa in campo dal lontano 1994. E in questi 3 anni si è parlato di tanto, ma poco dell’Italia: si è parlato molto di lui, dei suoi processi, delle sue escort, dei suoi bunga bunga, delle sue barzellette. Fino a diventare una barzelletta noi, per la comunità internazionale. Queste dimissioni sembrano essere state accolte come un nuovo 25 aprile: ma non in Italia, all’estero. I risolini della Merkel, il peso italiano in Europa azzerato: sono prove dello zero affianco alla casella “affidabilità e considerazione dell’Italia” a livello internazionale.
Il primo ha abdicato (sempre tenendo a mente il Trap). Ed era il più grosso. Ora bisogna completare la pulizia e portare anche qualche idea in Parlamento e non mestieranti.
Nel frattempo, un favore da parte di tutti: cerchiamo di lasciare qualche posto nei ristoranti. Almeno lasciamo questa gioia a chi ha deciso di appendere lo scranno al chiodo.

vignetta Vauro

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POLITIKO | Pensiero stagionale










 29 maggio 2011

Scusate tutti e scusate tanto, il buon vecchio blog è rimasto impolverato, da troppo tempo. Con la primavera è il momento di far prendere un po’ d’aria. Del resto come si dice sovente a primavera rinasce la natura, la vita si riprende un po’ di colore. Un’ overdose di fiducia e ottimismo. Fosse vero, allora potremmo assistere ad un primo disarcionamento dell’attuale stato delle cose: Milano e Napoli hanno la possibilità di dare al vento la giusta brezza. E la questione non è un concetto di sinistra e destra, è un riprendere un discorso che si è interrotto da troppo tempo nello Stivale: quello della politica e del suo parlare di problemi di 56.000.000 di italiani. Siamo fermi a chiacchierare e a saturarci del problema di uno ( e trino?). Qui nel nostro pollaio accogliente se ne è parlato tanto, ma questa droga non accenna a diminuire di diffusione e IL problema dell’Italia, il fardello che ricopre tutto, è la giustizia  di giudici comunisti, con i capelli rossi, i martelli e le falci come portachiavi, il libro di Marx sul comodino e bersaglio e freccette a forma di Silvio. La disoccupazione? C’è tempo; ricerca e innovazione? C’è tempo; un piano energetico nazionale? C’è tempo; previdenza sociale? C’è tempo; sanità? C’è tempo; grandi opere? C’è tempo….ora c’è un tempo, è quello di una primavera che può scuotere un paese che non si ricorda più l’utilizzo del prosciutto, finendo per metterlo sugli occhi.
Buona primavera.

(vignetta Natangelo)

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POLITIKO | Verso l'impossibile



22 gennaio 2010
Dal momento che le solite strade sembrano portare verso la rovina, inventiamoci qualcosa di nuovo: diamo ampio sfogo all’immaginazione. Anche in considerazione del fatto che, perso per perso, tanto vale tentarle tutte.
Scrivo queste parole e penso a Silvio, banalmente: nemmeno quello che sta uscendo oggi sui giornali sembra scalfire questa misteriosa aurea fascinosa che lo accompagna e lo attraversa. Uno dei casi più strani dell’umanità, altro che Atlantide e Roosvelt.
Siamo ormai al livello finale di invincibilità, non gli resta veramente più niente di sconveniente da mettere in piazza se non, chessò. bruciare comunisti in piazza…
Ma sinceramente peggio del Silvio nazionale sono i vassalli che lo sostengono, che passano il loro lautamente pagato tempo a difenderlo contro i cattivi: non si rendono davvero conto della situazione di degrado dell’immagine italiana a cui siamo arrivati? C’è gente che si rimangia parole e battaglie per difenderlo (sto pensando alla Santanchè vista ad Annozero) e che forse ingoia rospi per rimanere sulla linea tracciata. Per tutta la legislatura si è parlato di lui e delle cose che più lo toccano: riusciamo a rendercene conto finalmente? Risposta: no.
Gli elettori Pdl cosa votano: votano lui? Votano il suo programma (e quindi votano sempre lui: senza lui il programma del Pdl non avrebbe nemmeno senso di esserci)? Votano perché non sanno dove mettere la croce?
Una soluzione forse c’è: lasciamo libero Silvio di fare quello che vuole. Tutto. In cambio della meritata pensione ad Arcore.  Forse tolto lui, la sua corte e le questioni che gravitano intorno al sole Silvio ,l’Italia potrebbe iniziare a riparlare di problemi che parlano agli altri 60.494.631 italiani. (dati da Wikipedia -1)
Vedete, siamo costretti al paradosso, tutte le altre strade sono,  ormai, inagibili.

(vignetta di Natangelo)

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POLITIKO | Grandi sfide





7 ottobre 2010
C
i sono cose che possono accadere solo in Italia, evidentemente. In fondo è o non è il paese dell’arte, dei sognatori, dei romantici, della fantasia? E del paradosso?
Questo stivale con il tacco rotto regala, sicché, degli spaccati di vita inediti e singolari, da libro di psicosociologia di alto lignaggio.                         Questo stivale disegna il grande teatrino della “Vittoria Sconfitta”: dicasi “Vittoria sconfitta” un successo così ovvio e annunciato da non verificarsi; una specie di attorcigliamento dalla gloria al disastro. In nome della fantasia, ovviamente.
E’ un’arte che trova molti proseliti, ma oggi vorrei soffermarmi sul più grande esempio di questi ultimi anni, probabilmente: il PD, un tempo noto come Partito Democratico. Un must per gli “sconfittaroli”, una linea guida, un totem.
Il PD è riuscito a imporre la legge della sconfitta dovendo sormontare un ostacolo apparentemente insuperabile quale il Pdl, Silvio Berlusconi e il suo governo. Questi hanno fatto tutto quello che era nelle loro forze per spianarsi la storia verso la sconfitta; hanno passato in rassegna le più comuni tipologie di scandali possibili. Ma hanno trovato il muro della determinazione: “Noi non vinceremo! Non diremo cose diverse dai blablabla sul niente. Noi non diremo qualcosa di diverso dal politichese che parla di politica. Noi non affronteremo la crisi per primi. Noi non chiederemo elezioni con il rischio di vincere!”
Il colpo di genio l’hanno tentato quelli al governo, ma invano: “abbiamo messo la pulce alla gente con un po’ di scandaletti, ma niente. E allora…ehehe… litighiamo tra di noi, mettiamo in crisi il governo: gli altri saranno costretti a chiedere elezioni, per vincere!”. Ingenui. Piccole idee che si scontrano con il Genio della Sconfitta.
La strada non può che cndurre alla grande vittoria. La vittoria con cui il Paradosso Democratico si tiene ben stretta la sua coppa con le orecchie da asinello. E via di trenino! 

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