POLITIKO | Suicidi
25 ottobre 2008
E se tutto fosse nell'ottica di annientare il sapere? Queste sono giornate critiche per il futuro dell'Italia, perché il governo ha avuto l'ottima idea di tagliare il non tagliabile, l'istruzione (per l'ennesima volta). Che altro non è se non la radice per lo sviluppo, il futuro e la sopravvivenza del paese.
Il punto è questo: ai parlamentari il futuro non interessa. Interessa viceversa il presente (il loro presente). Vorrebbero fronteggiare un futuro sempre più competitivo con meno possibilità di fare ricerca? Beh, una lungimiranza che commuove....
Se guardiamo l'Università, si parla di tagli importanti: 63,5 milioni di euro nel 2009, 190 milioni nel 2010, 316 milioni di euro per il 2011, 417 milioni di euro per il 2012, 455 milioni di euro per il 2012. con rischi notevoli per molte Università di dover aumentare le tasse o di chiudere. Con l'identico risultato che a pagare sarà il cittadino. Il soccorso arriva allora dal privato, che può (ed è largamente avvantaggiato nel farlo, con agevolazioni fiscali molto elevate) investire nell'Università, trasformandola in Fondazione. Che cosa vuol dire questo? Vuol dire che il privato, investendo, vorrà giustamente trarne vantaggio; vorrà dire che i poli che sorgono in aree sviluppate e ricche di capitali (esempio Milano, Torino) prospereranno, mentre molte altre Università, senza investimenti e aziende in grado di farlo, chiuderanno. O in ogni caso chi potrà pagare avrà il privilegio di poter scegliere i migliori docenti, la migliore tecnologia, la più alta ricerca, creando una divisione serie A, serie B unicamente basata su questioni di capitale.
In tutto questo dov'è lo stato? Lo stato dovrebbe garantire a tutti i cittadini la possibilità di investire sul proprio futuro e di difendere il diritto allo studio senza distinzione: dovrebbe, appunto.
La giustificazione alla manovra passa dalla parola spreco: è necessario ridurre gli sprechi. Difficile non essere concordi. Ma taglio e spreco non sono sinonimi, né vanno a braccetto: togliere risorse non è matematicamente togliere sprechi.
Ma è ovviamente uno specchietto buono da dare in pasto come giustificazione: quando inizieranno veramente, e non solo in modo propagandistico, a tagliare allora il loro alto stipendio e tutto il corollario di agevolazioni? Ovvia risposta: mai. Non sarebbe sufficiente, sarebbe solo una dichiarazione di intenti.
Che poi, a ben vedere, lo stato sembra trovare soldi quando qualcosa , a parer loro, merita: il prestito ad Alitalia è un facile esempio. Quei soldi non potevano essere risparmiati evitando tagli sull'istruzione e cedendo la compagnia di bandiera ad AirFrance che si sarebbe accollata tutto?
La tiritera della necessità di conservare la compagnia di proprietà italiana non voglio sentirla ancora...altro specchietto per allodole
Dulcis in fondo, il presidente del Consiglio si rimangia le cose, dando ovviamente la colpa alla sinistra: eppure se le orecchie funzionano, ci sono poche scusanti. Per fortuna internet ha il grosso merito di permettere informazione e smentire le smentite del premier:
Il punto è questo: ai parlamentari il futuro non interessa. Interessa viceversa il presente (il loro presente). Vorrebbero fronteggiare un futuro sempre più competitivo con meno possibilità di fare ricerca? Beh, una lungimiranza che commuove....
Se guardiamo l'Università, si parla di tagli importanti: 63,5 milioni di euro nel 2009, 190 milioni nel 2010, 316 milioni di euro per il 2011, 417 milioni di euro per il 2012, 455 milioni di euro per il 2012. con rischi notevoli per molte Università di dover aumentare le tasse o di chiudere. Con l'identico risultato che a pagare sarà il cittadino. Il soccorso arriva allora dal privato, che può (ed è largamente avvantaggiato nel farlo, con agevolazioni fiscali molto elevate) investire nell'Università, trasformandola in Fondazione. Che cosa vuol dire questo? Vuol dire che il privato, investendo, vorrà giustamente trarne vantaggio; vorrà dire che i poli che sorgono in aree sviluppate e ricche di capitali (esempio Milano, Torino) prospereranno, mentre molte altre Università, senza investimenti e aziende in grado di farlo, chiuderanno. O in ogni caso chi potrà pagare avrà il privilegio di poter scegliere i migliori docenti, la migliore tecnologia, la più alta ricerca, creando una divisione serie A, serie B unicamente basata su questioni di capitale.
In tutto questo dov'è lo stato? Lo stato dovrebbe garantire a tutti i cittadini la possibilità di investire sul proprio futuro e di difendere il diritto allo studio senza distinzione: dovrebbe, appunto.
La giustificazione alla manovra passa dalla parola spreco: è necessario ridurre gli sprechi. Difficile non essere concordi. Ma taglio e spreco non sono sinonimi, né vanno a braccetto: togliere risorse non è matematicamente togliere sprechi.
Ma è ovviamente uno specchietto buono da dare in pasto come giustificazione: quando inizieranno veramente, e non solo in modo propagandistico, a tagliare allora il loro alto stipendio e tutto il corollario di agevolazioni? Ovvia risposta: mai. Non sarebbe sufficiente, sarebbe solo una dichiarazione di intenti.
Che poi, a ben vedere, lo stato sembra trovare soldi quando qualcosa , a parer loro, merita: il prestito ad Alitalia è un facile esempio. Quei soldi non potevano essere risparmiati evitando tagli sull'istruzione e cedendo la compagnia di bandiera ad AirFrance che si sarebbe accollata tutto?
La tiritera della necessità di conservare la compagnia di proprietà italiana non voglio sentirla ancora...altro specchietto per allodole
Dulcis in fondo, il presidente del Consiglio si rimangia le cose, dando ovviamente la colpa alla sinistra: eppure se le orecchie funzionano, ci sono poche scusanti. Per fortuna internet ha il grosso merito di permettere informazione e smentire le smentite del premier:



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