POLITIKO | Pene d'amore
L’amore non è bello se non provoca liti pubbliche, televisive, giornalistiche, al bar, alle corse e al supermercato. È la regola più stereotipata dell’amore, nella storia. E chi meglio del (ex) Partito che ha scelto di prendersi sulle spalle il peso dell’Amore può rappresentare il mito stesso della “litigata del Cuore”? Si, non serve nemmeno dirlo.
I sentimenti forti si portano dietro molta più tensione da liberare: un vulcano che bolle e che, prima o poi, sputa. E sputa pesantemente. Sta succedendo questo all’ex copia felice della politica italiana?
Sta succedendo che, al di là delle smentite delle smentite della rettifica del giorno prima, il Partito dell’Amore è morto. O forse, visto tutto il preambolo, è morto solo il Pdl. E si è scoperto un Pdl molto prossimo a Forza Italia, dove è il presidentissimo a condurre tutto il carrozzone e dove sono solo le briciole a sfamare gli ex An. Almeno quelli non convertiti in toto al berlusconipensiero.
Il problema, l’ennesima figura meschina della nostra classe (?) politica, è il rimanere legati ai giochetti tattici, all’attendismo e al passo indietro: in questi mesi estivi caratterizzati dal divorzio di fatto, è stato un susseguirsi di tutto e del suo contrario, da minacce di scissione a promesse di sostegno, da nuovi partiti alla fedeltà indissolubile. Con i classici distinguo del caso per cercare di accontentare tutto il campione.
Serviva e serve una presa chiara e decisa: siamo agli opposti, andiamocene, fondiamo un nuovo partito, facciamo cadere il governo e ricominciamo. Dovrebbe essere questo il percorso lineare quando non può esistere che il divorzio. Invece il carro del vincitore è forse troppo difficile da lasciare, forse si tira la carretta fino ad arrivare al tempo propizio, forse si continua a portare avanti il triste mercato dei parlamentari sperando nel miracolo redentore.
Nel frattempo i cinema d’Italia, dopo aver parlato per due anni dei lodi Alfano, delle mignotte, della P3, delle cricche e mai dei problemi di questo povero stivale, possono ora raccontare le pene e le gesta d’amore, come novelli Giulietta e Romeo.
Per parlare dei problemi del paese c’è tutto il tempo, del resto.(vignetta di Giannelli)




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