POLITIKO | Grandi sfide





7 ottobre 2010
C
i sono cose che possono accadere solo in Italia, evidentemente. In fondo è o non è il paese dell’arte, dei sognatori, dei romantici, della fantasia? E del paradosso?
Questo stivale con il tacco rotto regala, sicché, degli spaccati di vita inediti e singolari, da libro di psicosociologia di alto lignaggio.                         Questo stivale disegna il grande teatrino della “Vittoria Sconfitta”: dicasi “Vittoria sconfitta” un successo così ovvio e annunciato da non verificarsi; una specie di attorcigliamento dalla gloria al disastro. In nome della fantasia, ovviamente.
E’ un’arte che trova molti proseliti, ma oggi vorrei soffermarmi sul più grande esempio di questi ultimi anni, probabilmente: il PD, un tempo noto come Partito Democratico. Un must per gli “sconfittaroli”, una linea guida, un totem.
Il PD è riuscito a imporre la legge della sconfitta dovendo sormontare un ostacolo apparentemente insuperabile quale il Pdl, Silvio Berlusconi e il suo governo. Questi hanno fatto tutto quello che era nelle loro forze per spianarsi la storia verso la sconfitta; hanno passato in rassegna le più comuni tipologie di scandali possibili. Ma hanno trovato il muro della determinazione: “Noi non vinceremo! Non diremo cose diverse dai blablabla sul niente. Noi non diremo qualcosa di diverso dal politichese che parla di politica. Noi non affronteremo la crisi per primi. Noi non chiederemo elezioni con il rischio di vincere!”
Il colpo di genio l’hanno tentato quelli al governo, ma invano: “abbiamo messo la pulce alla gente con un po’ di scandaletti, ma niente. E allora…ehehe… litighiamo tra di noi, mettiamo in crisi il governo: gli altri saranno costretti a chiedere elezioni, per vincere!”. Ingenui. Piccole idee che si scontrano con il Genio della Sconfitta.
La strada non può che cndurre alla grande vittoria. La vittoria con cui il Paradosso Democratico si tiene ben stretta la sua coppa con le orecchie da asinello. E via di trenino! 

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